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E’ integrazione scolastica questa?

lug 22nd, 2010 Posted in SCUOLA | 9.189 Comments »
È una situazione di profondo disagio quella segnalata da un gruppo di genitori di bambini con disabilità della Provincia di Ascoli Piceno, rispetto alle nomine degli insegnanti di sostegno. Una situazione che può far dubitare se in casi come questi si possa ancora parlare realmente di integrazione scolastica
«Non abbiamo certo timore – avevamo scritto nei giorni scorsi parlando di una positiva esperienza di integrazione in Campania – di dare buone notizie, tanto più se provengono da un settore in cui non mancano i problemi, come quello della scuola».
E tuttavia la realtà, purtroppo, è spesso assai diversa e fa chiedere alle famiglie di alunni con disabilità se si possa davvero parlare di integrazione scolastica. Lo si può ben capire da questa testimonianza ricevuta dalle Marche - cui ben volentieri diamo spazio – firmata da Simona Ascani insieme ad un gruppo di genitori. (S.B.)

«Siamo alcuni genitori i cui figli con disabilità frequentano la scuola primaria di un Istituto Scolastico Comprensivo della provincia di Ascoli Piceno e vorremmo sottoporre all’attenzione dei lettori di Superando.it la nostra situazione, anche per testimoniare quali difficoltà possa oggi incontrare il processo di integrazione scolastica nel nostro Paese.

A partire dallo scorso mese di settembre del 2007, i nostri figli hanno dovuto subire disagi e difficoltà di adattamento alla realtà scolastica a causa delle nomine dei supplenti degli insegnanti di sostegno titolari che, per vari motivi, non erano in grado di ricominciare l’anno scolastico.
Da subito la scuola si è mobilitata per la nomina dei supplenti, andando ad attingere nominativi dalla graduatoria provinciale permanente degli aventi diritto (ovvero coloro che hanno il titolo di specializzazione per insegnare a bambini con disabilità), senonché è accaduto che tale graduatoria – a detta dell’Ufficio Scolastico Provinciale di Ascoli Piceno – era momentaneamente esaurita e pertanto la scuola ha provveduto a nominare dei supplenti per il sostegno “elemosinando” letteralmente dalle graduatorie di istituto delle scuole viciniori (come vuole la regola in questi casi), perdendo un’infinità di tempo a causa dei tempi burocratici lunghissimi per ottenere tali nominativi dalle suddette scuole.
Arrivati così alla fine di ottobre, finalmente si è potuto attingere dalle graduatorie del posto comune e qui si è aperto il secondo “teatrino”: alcuni docenti non volevano (comprensibilmente) prendersi carico di alunni con disabilità, non possedendo le competenze necessarie per poter lavorare con loro; altri rifiutavano – un po’ meno comprensibilmente – per l’esiguità della durata della supplenza; altri ancora prendevano servizio, per poi il giorno dopo mettersi in maternità o in ferie per matrimonio (ciò che è del tutto incomprensibile e spiegheremo più avanti il perché), dando origine a nomine dei “supplenti dei supplenti”.
Nel frattempo, ovviamente, i bambini interessati sono stati privati del loro fondamentale e sacrosanto diritto allo studio, senza considerare che le loro insegnanti di classe si sono barcamenate in mezzo a molte difficoltà per far fronte non solo allo svolgimento della normale attività didattica della classe, ma anche alla gestione delle situazioni di handicap senza insegnanti specializzati.

I bimbi, purtroppo, non hanno vissuto tranquillamente tale situazione: alcuni hanno perso totalmente fiducia nelle proprie possibilità, altri, dovendo fronteggiare le richieste del contesto scolastico senza il supporto di una figura adulta di riferimento e mediazione, hanno incrementato il generale loro stato di ansia, le occasioni di isolamento relazionale, di iperattività motoria e gli episodi di eteroaggressività.
Quando finalmente le graduatorie dell’Ufficio Scolastico Provinciale degli insegnanti specializzati sono tornate disponibili (il 7 dicembre 2007!), sono andate esaurite nuovamente, in quanto non vi erano nominativi sufficienti (a quanto pare i corsi per docenti di sostegno non vengono attivati da anni) e pertanto la scuola ha dovuto riattivare la procedura già attuata a partire da settembre.
Alla fine del primo quadrimestre, quindi, ci siamo trovati ancora con un vero e proprio “andirivieni” di insegnanti, comunque non specializzati per il sostegno, con maternità e matrimoni vari che si susseguivano e via di questo passo.

Perché siamo stanchi
Perché
i diritti dei lavoratori (ivi comprese maternità e matrimoni) li comprendiamo e li rispettiamo profondamente, ma ci sembra che non altrettanto venga fatto per i nostri figli che sono dei minori!
Perché non si può continuare a “tappare dei buchi”: i bambini - e ancor più quelli in difficoltà – hanno bisogno di figure adulte di riferimento stabili.
Perché non sono accettabili tutti questi ritardi da parte dell’Ufficio Scolastico Provinciale di Ascoli Piceno per le graduatorie definitive per il sostegno. Non dovrebbero essere pronte già all’inizio dell’anno scolastico?
Perché non si può perdere tutto questo tempo prezioso con dei bambini che alla loro età potrebbero recuperare moltissimi dei loro problemi, se solo venissero messi in grado di poterlo fare serenamente.

Alcune domande
Perché non impedire che le scuole debbano mettersi a cercare i nominativi dalle graduatorie degli altri istituti vicini, senza il più delle volte ottenere risultati? Basterebbe fare riferimento esclusivamente e direttamente alle graduatorie provinciali.
Perché non sono stati attivati più i corsi per insegnanti di sostegno, se continua ad esserci una forte richiesta della loro presenza nelle scuole? E vogliamo poi dare un’occhiata alla serietà di tali corsi? Coloro che si apprestano a frequentarli dovrebbero essere messi di fronte a ciò che li aspetta: la seria e delicata professione di insegnante per bambini con disabilità. Troppo spesso, invece, notiamo che molti di questi insegnanti abbandonano il sostegno anche solo dopo un anno o due di esperienza nel campo, usando le proprie competenze e i propri punteggi come “trampolini di lancio” per il posto di ruolo.
Pur sapendo benissimo che la maternità è un diritto costituzionalmente garantito, come può avvalersene una supplente che non prende neanche servizio? Perché non si fissa almeno un minimo di giorni di lavoro dopo la nomina per poter maturare un diritto del genere?
Per non parlare poi della malattia: anche questo è un diritto sacrosanto che va tutelato e tuttavia è possibile che un insegnante si possa mettere ripetutamente in malattia, presentando certificati di mese in mese?
Perché in questi casi non si obbliga l’insegnante, dopo i due primi certificati presentati “a singhiozzo”, a prendersi un periodo di assenza sino alla fine dell’anno? In qualche modo, infatti, quest’insegnante dovrebbe essere messo di fronte al disagio e ai problemi che crea ai bambini e alla segreteria della scuola che non riesce a trovare un supplente disponibile a lavorare per poche settimane!
A nostro parere, insomma, tra il diritto di un adulto e quello di un minore, specie se con disabilità, non c’è dubbio su quale debba avere la precedenza!

Chiediamo dunque con fermezza di porre fine a questa situazione scandalosa e lo chiediamo a tutti, ognuno secondo le proprie funzioni e responsabilità: al ministro della Pubblica Istruzione, all’Ufficio Scolastico Regionale, a quello Provinciale, ad enti e associazioni varie.
Vorremmo inoltre sensibilizzare la pubblica opinione su queste problematiche, ricordando a tutti che i bambini con disabilità sono già stati penalizzati per natura, perché quindi sottoporli ad ulteriori difficoltà da dover superare, pesando ulteriormente sulle famiglie le quali sono già messe a dura prova quotidianamente?
Di fronte al gran parlare di integrazione scolastica degli alunni con disabilità, si va mai a verificare se e come questa si attui davvero?

articolo tratto da Superando.it

lug 22nd, 2010 Posted in SPOT | 11.276 Comments »

Il nuovo spot di autism speaks

lug 22nd, 2010 Posted in SPOT | 10.685 Comments »

Created pro bono by BBDO New York, the new English and Spanish-language television, radio and print PSAs, as well as English-language outdoor and Web ads, feature a real family living with autism and illustrate the startling odds of having a child diagnosed with the disorder.

The television PSA was directed by Oscar nominated director Lasse Halstrom who is behind Hollywood films such as What’s Eating Gilbert Grape , Cider House Rules , Chocolat and, most recently, Dear John .

Disturbi autistici: tra le cause i cambiamenti genetici.

lug 22nd, 2010 Posted in SCIENZE | 12.504 Comments »

‘Autism Speaks’ è la più grande associazione internazionale (fondata nel 2005 da Bob e Suzanne Wright) che finanzia progetti di ricerca dedicati a capire le cause, le possiblita’ di prevenzione e di cura per l’autismo (http://www.autismspeaks.org/index.php).

‘Autism Speaks’ ha contribuito (insieme al Medical Research Council, Canadian Institutes of Health Research, Health Research Board (Ireland), Genome Canada, e la Hilibrand Foundation and Autistica) alla realizzazione dell’Autism Genome Project (AGP), che unisce 120 scienziati di 60 istituti diversi appartenenti a 11 nazioni e si propone di condividere risultati scientifici tra scienziati esperti di molteplici settori scientifici. Tale collaborazione ha consentito di analizzare 1000 individui affetti da disordini dello spettro autistico e 1300 individui non affetti. I risultati di tale studio sono stati pubblicati il 15 Luglio su Nature, una delle piu’ prestigiose riviste scientifiche internazionali (2010 Jul 15; 466(7304):368-72) ed identifica una serie di geni (SHANK2, SYNGAP1, DLGAP2, ed il locus DDX53–PTCHD1), i quali presentano piu’ inserzioni e delezioni negli individui affetti che non in quelli non affetti. Tale scoperta, non solo rafforza il consenso sulla teoria che siano cambiamenti genetici tra le cause dei disturbi autistici, ma consente di capire quali sono le alterazioni biologiche coinvolte nello sviluppo del sistema nervoso nell’autismo.

Capire come, quando e perche’ il cervello di persone con autismo devia da un fisiologico sviluppo e’ fondamentale per lo sviluppo di nuovi trattamenti.

La ricerca scientifica volta a capire le basi dell’autismo ha cercato un particolare sito anatomico che fosse compromesso nel cervello di individui con autismo. Si e’ cercato nel cervelletto, sistema limbico ed altre strutture, ma questi studi non hanno portato all’identificazione di alcuna regione particolare. Si e’ quindi passati a pensare che ad essere compromessa non sia una regione cerebrale specifica, ma un circuito cerebrale che attraversa e connette piu’ regioni cerebrali.

Oltre agli ultimi dati genetici sulla possibilie eziologia dell’autismo, risultati promettenti derivano dagli studi della dottoressa Martha Herbert, del Massachusetts General Hospital, la quale ha cercato di capire perche’ gli individui affetti da autismo hanno un cervello piu’ grande ed una aumentata quantita’ di sostanza bianca (la porzione del sistema nervoso costituita da fasci di fibre nervose e coinvolta quindi nella propagazione dei segnali nervosi). I dati della Dott.ssa Hebert riportano che l’aumento del volume cerebrale si verifica nelle fasi tardive dello sviluppo della sostanza bianca del cervello e capire come avviene tale sviluppo potrebbe fornire la possibilita’ di controllarlo.

Collegare diverse discipline scientifiche risulta oggi doveroso per trovare risposte e proporre trattamenti che non erano neanche ipotizzabili fino a pochi decenni fa. La collaborazione tra genetica, chimica, neuroanatomia, neurofisiolgia e neuropatologia risulta quindi necessaria e l’organizzazione ‘Cure Autism Now’ sta operando in questa direzione, organizzando convegni multidisplinari, incoraggiando collaborazioni e finanziando i migliori progetti di ricerca.

Qui sotto riporto una sintesi del progetto attualmente finanziato dal Cure Autism Now (che si basa sulle moderne tecniche di imaging strutturale e funzionale) nella speranza che presto sia possible aggiungere altre informazioni, altre scoperte che aprano la porta a possibilita’ di trattamento e cura dell’autismo.

Collaborative Neuropathology Workgroup: A Comprehensive Multilevel Analysis of Frontal Lobe Microstructure in Autism (Brain Development Initiative Award)

Eric Courchesne, Ph.D., University of California, San Diego; Carlos Pardo, M.D., Johns Hopkins University; Katerina Semendeferi, Ph.D., University of California, San Diego; Karoly Mirnics, M.D., University of Pittsburgh; and Dan Buxhoevden, Ph.D., University of South Carolina

To solve the mystery of what causes autistic behavior and to develop biologically-based treatments, it is necessary to discover the underlying neural defects. As a first step, brain imaging studies have begun to successfully identify which major regions of the brain have abnormal growth and function in autism. One of these pivotal regions is the frontal lobe. It is responsible for complex social, emotional cognitive and language abilities. Now that brain imaging studies have pinpointed where to look, the next step is to discover why the frontal lobe is abnormal. To do that requires detailed examination of the microscopic building blocks -the molecules and cells – that make up the frontal lobe. New scientific methods allow an unprecedented opportunity to see these microscopic building blocks in autism by studying postmortem tissue. Such quantitative neuropathological methods are the only ones able to validate and examine in detail the nature of the neuronal, neuroglial and cytoarchitectural abnormalities in autism. As such, they are the most direct path to providing answers to the myriad of questions surrounding the brain causes of autistic behavior. A collaborative neuropathology workgroup headed by Dr. Eric Courchesne and his colleagues Drs. Pardo, Semendeferi, Mirnics, and Buxhoevden will be the first to use such quantitative methods and markers to carefully measure and identify the molecular and cellular abnormalities in frontal lobe in autism. Those discoveries are expected to point to the developmental events that ultimately caused defects in these fundamental building blocks of the brain. In sum, careful examination of the brains of individuals with autism will allow us to finally determine the cellular and molecular underpinnings that generate autistic behavior, knowledge that is necessary for rationally-designed treatment strategies.

Claudia Compagnucci

Un giorno l’autismo ha bussato alla mia porta.

lug 17th, 2010 Posted in CULTURA | 11.431 Comments »

“Mio figlio è autistico. Cos’è l’autismo? Boh! Nessuno lo sa, né quali siano le cause. Lo tieni in pancia nove mesi e nessuno ti dice: “è autistico, vuole decidere cosa fare?”. Nasce e nessuno si accorge di niente. Ma tu mamma, tu papà, voi sapete, vivete, sentite che è strano, che c’è qualcosa, che non sta bene.

La speranza è l’unica cosa che abbiamo e la teniamo stretta al cuore per non morire, per vivere ogni giorno. L’autismo spesso non marchia fisicamente il tuo bambino, non rende fisicamente visibile il suo orrore, anzi, i nostri bambini sono bellissimi e tutto ciò rende ancora più atroce il loro destino.

E’ un appello il nostro, un appello per dare voce al silenzio. Mio figlio è autistico, perché nella sua diversità c’è il bene piu’ grande dell’umanità. Mio figlio è autistico e io sono mamma e sono papà due volte, perché mio figlio non mi ha mai detto ‘mamma’, non mi ha mai detto ‘papà’. Mio figlio è autistico… Un giorno in cui la mia famiglia sembrava felice, bussò e aprì la porta: ‘Sono l’autismo’. Da allora una sola voce nel rumore del silenzio: ecco autismo, hai sbagliato, non ti darò il mio bambino, sarò io la sua voce, sarò io il suo coraggio, è contro di me che dovrai lottare, e sarò io a vincere. Sempre”.